|
La
chiesa principale è ampiamente descritta negli atti della visita pastorale del 1567. Il presbiterio era coperto da una volta dipinta, con l'immagine di Dio Padre. Dietro l'altare c'erano due piccole finestre ed altre piccole finestre si aprivano nella pareti. Una è ancora visibile sopra la porta laterale, verso la piazza. E' questo un elemento forte per datare la nostra chiesa a prima del XII secolo.
Il resto della chiesa, a navata unica, aveva copertura in legno, portata da due arconi trasversali in muratura che, dagli atti della visita di S. Carlo, erano dipinti con vecchie pitture. Anche il soffitto aveva assi e cornici dipinte.
Nel 1567 c'erano quattro altari, oltre all'altare maggiore, dedicati a S. Bartolomeo, a S. Bernardino, a S. Sebastiano e a S. Maria Assunta. C'era anche un gran numero di affreschi, sparsi un po' in tutta la chiesa, ma già gravemente deteriorati. Alla chiesa si discendeva per tre gradini circolari.
Pochi anni dopo, nel 1596, si rilevava l'esistenza di una cappella del S. Rosario.
Il parroco Vagliano ha lasciato una minuziosa descrizione della chiesa quale era nel 1686; descrizione che ricalca la precedente. Il presbiterio quadrato ha la volta con le immagini dei quattro evangelisti. Non vi sono più gli altari allora descritti ma vi sono quello già noto della Beata Vergine del Rosario, e di fronte, sulla parete di destra, quello di S. Antonio da Padova, entro una cappella terminata nel 1684.
Le due cappelli laterali devono quindi essere state costruite, nelle loro forme attuali, fra la metà e la fine del XVII secolo. La chiesa aveva due porte, una maggiore ed una laterale; vi erano tre sepolcri "de particolari", cioè delle persone importanti, mentre due grandi sepolcri della comunità erano posti all'esterno, sul lato di destra della chiesa, contigui al muro laterale e sotto un portico.
Nel 1786 la chiesa era assai decaduta e si trovava in condizioni deplorevoli. Si incaricano due periti, Francesco e Silvestro Giorgetti di Brissago di esaminare la situazione. Essi, dopo i rilievi di rito, propongono di innalzare le pareti laterali e di coprirle con volte, con rifacimento dell'interno e della facciata, il tutto come oggi appare, con cornici, capitelli e stucchi, esecuzione degli altari, per una spesa complessiva di Lire 6.300.
Nel 1790 si definì un ulteriore appalto e finalmente, il 13 febbraio 1795, si arrivò al collaudo della rinnovata chiesa di Domo, che venne ad assumere l'attuale conformazione.
I disegni dei progetti, che sembravano scomparsi, sono stati da poco ritrovati nell'archivio del cessato Comune di Musadino. Nella chiesa esiste un organo recentemente restaurato e proveniente dalla Collegiata di Castiglione Olona.
L a chiesa di S.
Stefano, ora in parte trasformata in abitazione, sorge alla destra di S. Maria e ne separata dal piazzale che ricopre l'area dell'antico cimitero. Si suppone che anche questa chiesa risalga come costruzione a prima della traslazione della pieve da Domo a Bedero, cioè prima dell'XI secolo.
Nella visita pastorale del 1569 si definisce la chiesa di forma assai bella e ornata di divote pitture. Il parroco Vagliano la descrive mal tenuta ed abbandonata. Pochi anni dopo, il 6 ottobre 1735 vi successe addirittura un fatto di sangue, a seguito di una rissa scoppiata mentre si distribuiva "il pane di voto", cioè probabilmente l'elemosina conseguente a qualche legato.
Nel 1849 la chiesa venne trasformata in casa coadiutorale ed il presbiterio nel 1894 venne adattato ad oratorio di S. Luigi. In questa occasione furono danneggiati gli affreschi e la Crocifissione che viene giudicata assai simile a quella dipinta da Bernardino Luini nella chiesa di S. Maria degli Angeli a Lugano.
Sulle pareti laterali vi era una doppia teoria di Apostoli, le cui figure sono andate parzialmente perdute con l'apertura delle due finestre. La volta del presbiterio si è miracolosamente salvata dalle trasformazioni ottocentesche e conserva ancora nei quattro spicchi belle immagini dei Dottori della Chiesa, inquadrati in paesaggi di sapore quasi miniaturistico, come nel gustoso particolare dei leprottini nascosti fra l'erba.
Gli affreschi delle pareti sono databili al XVI secolo, mentre quelli della volta sono anteriori, forse della fine del XV secolo.
Il
Battistero di S. Giovanni Battista
è situato davanti alla facciata della chiesa di S. Maria, da cui è separato dalla strada, e
soffocato da costruzioni che in tempi diversi gli furono addossate.
Si presenta in forma cilindrica leggermente ottagonale, sia all'esterno che all'interno. L'unico elemento decorativo, esistente all'interno, consiste in
una serie di archetti ciechi binati, che originariamente dovevano essere in numero di sedici, due per ogni lato dell'ottagono. A circa 40 cm. sopra tali
archi terminano, con una cornice aggettante in pietra, ancor visibile parzialmente nel sottotetto, le murature antiche. La parte soprastante è
dovuta ad un'elevazione avvenuta nel 1836, per permettere la costruzione della volta all'interno del battistero.
Sono visibili le originarie aperture, una delle quali, sul lato sud-ovest, sebbene murata, per i suoi evidenti dati costruttivi, può consentire una
datazione del monumento ad un periodo compreso fra il VII e il X secolo, antecedente ai primi esempi romanici.
La datazione trova riscontro dalle stesse vicende storiche in cui Domo è inserita; infatti, mentre l'esistenza dell'unico Battistero di Valtravaglia
in Domo dimostra che la pieve originaria era qui situata, per contro il monumento deve essere stato costruito prima dell'XI secolo.
L'edificio aveva all'interno un soffitto in legno ed una vasca battesimale, forse ad immersione, rilevata nel 1567, ma già scomparsa sul finire del XVII
secolo. A sinistra dell'entrata, verso la strada, c'era una piccola abside, scomparsa.
<< Back
|