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ORRIDO D'URIEZZO
(PREMIA)

Dove il corso del Toce si incunea nel vivo della roccia: la millenaria azione erosiva e levigatrice ha plasmato splendide marmitte. Ad arricchire queste peculiarità della natura, la zona presenta anche alcuni orridi, il più famoso dei quali è quello di Uriezzo, 652 m, che può essere visitato senza difficoltà in meno di mezz’ora: il paesaggio più impegnativo è facilitato dalla posa di una scala di ferro. Escursione possibile tutto l’anno, compatibilmente con l’innevamento.

L’orrido di Uriezzo sud.
"A sud del piazzale della chiesa s’infila a sinistra un piccolo androne e si procede per quindici minuti circa sulla vecchia mulattiera che mette a Verampio.
Al termine della mulattiera si volge a sinistra per un sentiero tra prati e boscaglie, che ci conducono ad un pianoro prativo. In fondo al prato, lungo il sentiero di Uriezzo si apre a fior di terra un crepaccio. Si accede a destra in direzione dell’alveo di un torrentello abitualmente in secca, ed ecco un burrone costituito da una serie sinuosa e bizzarra di caldaie asciutte di formazione fluvioglaciale, una più grande dell’altra". Le ampie cavità subcircolari (caldaia) collegate tra di loro da stretti passaggi sono state oggetto di vari studi e della formulazione di teorie diverse. La più accreditata e sicura (valida per i numerosi Orridi di Uriezzo) considera l’azione intensa operata dalle acque subglaciali del ghiaccio della Toce che in quelle zona dovevano essere assai copiose.
rezza si può affermare che gli Orridi non possono rappresentare antichi passaggi della Toce, dato che non vi è traccia di deviazione e non esistono alvei sepolti. E’ inoltre da escludere l’azione erosiva del rio d’Uriezzo, data la sua scarsa portata e le dimensioni ridotte, in netto contrasto con gli effetti dell’evento geologico. "Su una linea di circa 150 metri si aprono quattro marmitte" prosegue il De Maurizi, "la prima a forma circolare, misura circa 5 metri di diametro per 12 di altezza; la seconda, pure a circolo, suddivisa in curiosi meandri, ha un diametro di 4 metri per 1 di altezza; la quarta, più grande, è invece un ovale avente un asse maggiore di 30 metri, minore di 12, con 12 metri d’altezza.
La discesa in questo luogo no è possibile a causa di un salto di una decina di metri, nella strozzatura della roccia. Per completare la vista all’Orrido converrà risalire al prato descritto sopra, e scendere a mattina un sentiero che conduce sulla sinistra all’ingresso dell’Orrido inferiore, non meno bello ed interessante del superiore", (Attualmente una scala di ferro permette di superare il salto tra la parte superiore ed inferiore dell’Orrido), La lunghezza complessiva delle due formazioni è di circa 300 metri; la loro direzione è SSE-NNW e la loro formazione denominata Orrido Ovest ne è la presunta naturale prosecuzione. Anche se la località è chiamata "Orrido di Uriezzo" dal nome della frazione a nordest del crepaccio, tuttavia gli abitanti del luogo denominano l’ampia forra "Tomba d’Uriezzo".

L’Orrido di Uriezzo nord-est.
"Dal pianoro ricordato prima, il sentiero prosegue a nord, passando sotto le case di Uriezzo. A pochi passi dall’ortorio di S. Lucia, a sinistra, s’apre un cunicolo tortuoso cieco, formato da una serie di piccole caldaie assai interessanti, anch’esse di formazione fluvioglaciale. La forra è di circa 150 metri, si può percorrere in tutta la sua lunghezza".

L’orrido di Balmasurda.
"Dall’abitato di Uriezzo, un sentiero ci porta in pochi minuti al ponte in ferro sospeso sopra il fiume Toce. Dall’alto del ponte o dai ciglioni della riva opposta di sinistra si può ammirare la Toce che si precipita verticosa, di salto in salto, in direzione del posto di Maiesso. Dal ponte di ferro già ricordato, risalendo il ciglione destro dell’anfratto e passando al fianco dell’Oratorio di S. Lucia, in dieci minuti si perviene ad un luogo costituito da un punto sopra al rivo di S. Lucia, da cui si può osservare una pittoresca pozza detta Orrido di S. Lucia". Gli Orridi di S. Lucia, di Balmasurda e di Arvera sono stretti e tortuosi passaggi determinati dall’erosione delle acque fluviali.

L’orrido di Baceno (Silogno) è ai piedi di un’altura su cui si erge la chiesa di S. Gaudenzio, laddove sorge il ponte Silogno. Scendendo con precauzione su un ciglio coperto da fitta boscaglia si può osservare un magnifico anfratto a pareti strapiombanti, tutto eroso dall’azione millenaria delle acque del Devero.
L’Orrido si può meglio esaminare scendendo nell’alveo del torrente, per un sentiero non difficile, sulla destra del corso d’acqua.
L’Orrido di Silogno, come quello di Arvea è formato dalle acque rispettivamente del torrente Devero e della Toce, che superano, con azione erosiva, i "gradini di valle" (posizioni successive occupate dalle masse glaciali durante il loro progressivo ritiro) passando dai macisti di Baceno all’ortogneiss di Verampio.

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