La millenaria Chiesa di San Michele al Monte sorge nel territorio dell'attuale comune di Porto Valtravaglia, a ca. 820 metri di altezza s.l.m., a poca distanza da un piccolo nucleo alpestre di origini molto antiche. Splendida e suggestiva la posizione e la vista sul Lago Maggiore.
La Chiesa di San Michele al Monte, come molti altri oratori e chiesette montane, e come testimonia un documento della fine del XVIII secolo, venne costruita per garantire la partecipazione alle funzioni religiose alle persone che dimoravano sui monti durante il periodo primaverile ed estivo, per seguire il bestiame al pascolo.
La Chiesetta di San Michele al Monte ha una struttura molto semplice: un'aula absidata di circa 30 metri quadri, con abside a semicerchio orientata ad est secondo l'uso antico, interamente coperta a volte tramite due campate a crociera.
L'abside, dove si trovano le parti più antiche della chiesetta, databili alla seconda metà dell'XI secolo, presenta filari di pietre e ciottoli ben allineati, con fasce ben evidenti a spina di pesce. La sagrestia ed il campaniletto sembrerebbero aggiunte ottocentesche.
Con il crollo del tetto della sagrestia, nel 1965, ebbe inizio l'interesse moderno per l'antica chiesetta. Nel 2000 venne rifatta interamente la copertura in beola e vennero consolidate pareti e fondamenta.
Seguirono le scoperte: nel 2001 vennero scoperti e quindi restaurati importanti affreschi risalenti all'XI-XIV secolo. Descritti già nel Cinquecento, erano successivamente rimasti nascosti sotto nuovi intonaci, e la chiesa utilizzata addirittura come ricovero per attrezzi ed animali.
L'abside era decorato al centro da una Divina Maestà, ai lati gli Evangelisti e al di sotto la Teoria degli apostoli (tra i quali il meglio conservato è San Giacomo).
Sulla parete sinistra i lavori di recupero hanno fatto riemergere l'affresco raffigurante il patrono, l'Arcangelo Michele, seguito da altre figure angeliche. Già visibile era invece il grande affresco della Madonna del latte e i Santi Antonio abate e Bernardo, datato 1517, ma i lavori di restauro ne hanno fatto scoprire la paternità, grazie al ritrovamento dell'epigrafe: si tratta di un'opera di Guglielmo da Montegrino, pittore attivo nella zona, tra l'altro anche a Bedero (nella Canonica di San Vittore) e a Brissago.
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