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PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

Il Parco Nazionale della Val Grande, a due passi dal Lago Maggiore, è l'area selvaggia più vasta d'Italia. Da Milano dista meno di 100 km e 150 da Torino. Una vallata unica, fuori del mondo, dominata dal silenzio, dove la natura è regina. Un santuario dell'ambiente, da frequentare con rispetto assoluto.
Ma la Val Grande è anche storia. Il lungo racconto di una civiltà montanara narrato dai luoghi e dalla gente dei paesi che circondano quest'area fra l'Ossola, il Verbano, la Val Vigezzo, la Valle Intrasca e la Cannobina. E anche chi si accontenta di arrivare alla soglia di una zona così selvaggia, fermandosi in uno dei centri che le fanno corona, ha la possibilità di cogliere le sensazioni di un'area wilderness. Perché la Val Grande, prima ancora di essere un Parco, è una valle di grandi emozioni.

L'istituzione della Val Grande come Parco Nazionale risale solo al 1991, anno in cui venne finalmente dato giusto riconoscimento all'importanza di quest'area, 11.733 ettari di querce, faggi, ed ontani, uno dei territori più incontaminati dalla civilizzazione e mantenuto allo stato selvaggio. Il vasto territorio include le valli minori dell'Ossola, della Val Vigezzo e del Lago Maggiore, e solo recentemente sono stati presi provvedimenti di protezione. Per circa 40 anni (1950-1980) la zona fu praticamente abbandonata e completamente ignorata.
La Val Grande è una zona a misura d'uomo e può essere visitato soltanto a piedi, a causa della difficile accessibilità dei suoi sentieri. Il territorio forma come un gigantesco cuore con un lato, il destro (corrispondente alla Val Pogallo), più piccolo rispetto al sinistro. Quest'ultimo, l'occidentale, è caratterizzato dal torrente San Bernardino, ed è delimitato dalla catena dei Corni di Nibbio che include il famoso Pizzo Faiè.
Verso sud sono da segnalare Cicogna (la piccola "capitale" della Val Grande) e il Monte Zeda. Da questo punto in poi le montagne si stemperano in cime più dolci e meno impervie.
Si può suddividere la Val Grande in due zone anche secondo un altro criterio: la bassa e l'alta. La prima è caratterizzata da zone in cui i corsi d'acqua hanno scavato solchi profondi e scendono in ripidi dirupi, l'altra invece è composta dalla val Serena e dalla val Gabbio ad ovest della catena del Mottàc e dal vallone Biordo e dalla val Portaiola ad est della stessa.
Le aree verdi del parco sono composte in realtà per metà da pascoli e solo per l'altra metà da boschi (le specie vanno dal rovere al tiglio alla betulla al salice), mentre dal punto di vista faunistico sono presenti il camoscio, il capriolo, la volpe, il tasso, la donnola, il riccio, la faina, la lepre, la marmotta, i roditori e l'aquila.
Tra i progetti dell'ente parco vi sono il ripristino dei sentieri, la costituzione di punti di accoglienza a Colloro, Rovegro, Santa Maria Maggiore e Intragna, mentre è prevista la costruzione di un museo storico a Malesco e un centro di educazione ambientale a Cossogno. Non va inoltre dimenticata l'opera di recupero delle vecchie baite presenti sulla zona per creare rifugi per i visitatori, che non perdano quel sapore di naturalità caratteristico della Val Grande: questa infatti è l'area selvaggia più estesa d'Italia e una delle più importanti "zone wilderness".

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