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L'inizio dei
lavori di trasformazione dell'Isola Madre in luogo di residenza privata
si deve al conte Lancellotto Borromeo che nel 1501 ottenne
la proprietà in enfiteusi dalla curia di Novara. Lancellotto, morto nel 1513, non fece in tempo a vedere la fine dei lavori che
proseguirono, a rilento, sotto i suoi successori. Impulso decisivo
al progetto fu dato da Renato Borromeo che affidò la trasformazione dell'Isola
a Pellegrino Tibaldi, architetto favorito di San Carlo, che intervenne a partire
dal 1585 e che diede al palazzo l'attuale fisionomia severa tipica dello stile manierista.
Esso sorge in corrispondenza della sponda meridionale e sulla parte più alta dell'isola,
dominandone il paesaggio. La pianta è a forma di L con la facciata più
lunga e gli ambienti più importanti orientati verso mezzogiorno, in modo tale
da godere del pieno sole. Il palazzo ha due accessi, attraverso altrettanti approdi,
collocati nella sponda a nord e in quella a sud. Attraverso l'approdo meridionale si
arriva al piazzale detto "della Cappella" e da qui, risalendo una scala
che conduce al livello superiore, all'ingresso principale dell'edificio. L'approdo
settentrionale è il più importante: attraverso un cancello e una gradinata che attraversa
tutta l'isola si giunge in un piazzale al quale si affaccia il palazzo. Pochi gradini
permettono di accedere al piano terreno che è sopraelevato e caratterizzato, così come
il primo piano, da un loggiato con archi affiancati da aperture quadrate. Gli ambienti del
piano terreno sono coperti da volte a botte, a ombrello e a padiglione; attraverso una
scala con copertura a botte si giunge al
primo piano dove le sale hanno i soffitti
a cassettone o con travi di legno. Caratteristica è la sala posta a sud-est, decorata a
tromp-d'oeil con pergolati, fiori e piante rampicanti. Al visitatore vengono proposte
numerose sale arredate e ambientate
in modo tale da riproporre lo stile di vita dell'epoca
(anche con l'ausilio di manichini vestiti con i costumi dei secoli passati) e una
ricca collezione di quadri del seicento lombardo. Molto interessanti sono gli spazi
dedicati al teatro dei burattini con una ricca collezione di scenari e marionette. All'esterno
del palazzo sorge, nel luogo dove si trovava l'antica chiesa di San Vittore, la cappella
sepolcrale della famiglia Borromeo, voluta da Vitaliano VIII e costruita nel 1858.
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