Moltissimi anni fa in quel di Cerro, borgo affacciato sul Lago Maggiore, viveva una piccola famigliola composta da un papà e il suo figlioletto. Al tempo la condizione economica in cui i due versavano non era delle migliori.
Vivevano in una piccola casetta di legno, mangiavano il poco che riuscivano a comprare con i guadagni di ciabattino dell’uomo e il loro vestiario era spesso inadeguato ad affrontare le condizioni atmosferiche più rigide.
Il Babbo Berto e il figliolo Giovanni, per distrarsi dalle sfortune della loro vita, si recavano spesso in riva al lago a giocare con una piccola palla di corda. I continui calci a quel pallone improvvisato non facevano altro che rovinare la punta delle scarpette del piccolo Giovanni ma Berto, sapendo che quello era l’unico passatempo in grado di rendere il figlio spensierato per qualche ora, con infinita pazienza ogni domenica sera ricuciva le scarpe del suo bambino.
L’inverno si fece via via più gelido, gli abitanti di Cerro iniziarono a chiudersi in casa per ripararsi dalle intemperie, cenando intorno ai caminetti accesi. Per tutti era un’abitudine ormai consolidata ma non per i protagonisti della nostra triste storia, che non avevano né la cena né un fuoco caldo a cui riscaldarsi.
Il piccolo Giovanni non superò quel freddo e, in una cupa notte di Gennaio, spirò.
Berto era devastato dal dolore, straziato nel cuore e nell’anima. Guardando il corpicino pallido del suo bambino coperto da tutti gli stracci, le coperte e i vestiti presenti nella casa, pianse inconsolabile. Spuntavano da tutti quegli strati le due scarpette marroni. Berto allora decise che per il funerale del piccolo avrebbe cucito egli stesso i vestiti e le scarpe più raffinate che si erano mai visti nei dintorni.
Così fu, e particolare attenzione fu prestata alla fattura delle sue scarpe.
Quando i preparativi furono terminati, il corpo del piccolo Giovanni fu adagiato su un letto di soffice muschio, adornato da mughetto bianco e posto su una piccola imbarcazione che, accompagnata da preghiere e canti, fu spinta tra le onde del lago.
Quella scena straziante ebbe luogo di fronte agli occhi di una fata che da tempo dimorava nei pressi di Cerro. La donna decise di rendere onore al bimbo in un modo un po’ bislacco. Nottetempo volò sulla barchetta persa alla deriva, sfilò le scarpe e le sostituì con delle babbucce d’oro. Le scarpe rubate le colpì con un incantesimo. Chiunque le avesse indossate avrebbe corso alla velocità della luce e avrebbe vissuto tutte le avventure e i divertimenti che erano stati negati al piccolo Giovanni.
La fata pose le scarpe in riva al lago e presto il potere delle scarpette divenne noto a tutti i bambini della zona che decisero di tenere quel segreto per loro, senza coinvolgere “i grandi”.
In quegli anni, i bambini di Cerro vissero delle fantastiche storie, corsero per il perimetro del lago ridendo e conoscendone le sue meraviglie. Le scarpette vennero tramandate tra i giovani abitanti ma dopo un po’ se ne persero le tracce.
Probabilmente quelle scarpe, ormai vecchie e rovinate, si nascondono in qualche baule, nelle soffitte delle nonne, ricoperte da strati di polvere e fili di ragnatele.
In molti le avranno di certo dimenticate, altri dubiteranno perfino del loro potere ma di sicuro la storia di Giovanni e delle sue scarpette magiche viaggia ancora.
in Cantastorie
Apr15
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